Di tanto in tanto è bene dare spazio alle ‘buone notizie’ provenienti dal territorio. In piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, al civico 12, c’è una struttura in ferro con delle vetrate. Sulla parte alta, di bianco su sfondo celeste, c’è scritto in stampatello IL BUON SAMARITANO, subito sotto “gli si fece vicino… e si prese cura di lui”. Sulla porta di ingresso la scritta, sempre in maiuscolo, POLIAMBULATORIO MEDICO SOLIDALE. Poi il logo di Epass, due mani stilizzate che si stringono. Da questa porta si accede ad una scala e da qui ad un corridoio con 7 studi medici, una stanza per la segreteria e l’accettazione dei pazienti, un bagno, due stanzini per i rifiuti sanitari. A dominare, sulle pareti, sono il bianco e il blu.

Negli studi si alternano 40 medici volontari, volontari nel senso che hanno un lavoro o sono in pensione ma donano del tempo al Poliambulatorio. Donano, regalano, gratuitamente. E poi infermieri volontari, ostetriche volontarie, OSS volontari, igienisti dentali e assistenti volontari. In accettazione ci sono, a turno, 50 amministrativi volontari, persone che per qualche ora alla settimana lasciano la famiglia, il lavoro, gli hobby e si dedicano al Poliambulatorio.

120 volontari per garantire a tutti il diritto alla salute. Il diritto gratuito alla salute. Perché molti non ci pensano ma ecco cosa succede. Più spesso di quanto crediamo. Dolore all’addome (così per fare un esempio), visita dal medico di famiglia, prescrizione di un’ecografia. Ritorno a casa: “Domani vado al CUP, un lavoro ce l’ho, non guadagno molto ma devo pagare il ticket”.

“Buongiorno, devo fare questa ecografia”.
“Un attimo solo… sono 46,15 euro”.
“Ah, torno più tardi allora per la prenotazione”.

È solo un esempio. Ma molto probabilmente questa persona rinuncerà alle cure, alla visita medica specialistica, all’ecografia. Magari non è niente, solo un dolore passeggero. O forse no, non lo saprà oggi perché il costo del ticket incide troppo sul bilancio familiare ed ha preferito rischiare per garantire il pranzo e la cena ai suoi figli.

Questi sono i nuovi poveri, non così poveri ma, per tante ragioni, al limite. Basta una spesa improvvisa a creare grossi problemi. E non parliamo dei poveri veri. O di chi non ha accesso al nostro sistema sanitario nazionale perché, facciamo un altro esempio, è immigrato.

È la rinuncia ‘forzata’ al diritto alla salute: io rinuncio alla salute, ad una visita medica specialistica che per quanto ne so serve, potrebbe addirittura salvarmi la vita, perché non ho abbastanza soldi o perché non ho ‘le carte in regola’ o perché i tempi di attesa in ospedale sono troppo lunghi o ancora perché mi hanno dato la visita a Barletta o ad Andria e non so come andarci.

La Costituzione all’articolo 32 dice che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Parliamoci chiaro: la Repubblica non lo fa, non ci riesce. Il Poliambulatorio Il buon Samaritano, e tutti i volontari di Epass, sì. Perché la Salute è un diritto di tutti, anche a Bisceglie.

Donatello Lorusso