La città di Firenze è sinonimo di Rinascimento. Iconici monumenti, grandi artisti, palazzi storici e famiglie nobili si palesano nella nostra mente ogni volta che ne sentiamo il nome.

È una città affetta da una sorta di maledizione, il tempo è come se fosse cristallizzato e il calendario fermo esattamente nel ‘500. A volte ci sembra di conoscerla a memoria e di averla quasi archiviata sotto l’etichetta dell’arte Rinascimentale e della famiglia Medici. Eppure, questa città, nelle sue stanze più segrete, nasconde un luogo meraviglioso, fuori dai tour organizzati per i turisti, fuori dal centro storico e soprattutto fuori dagli schemi: la Manifattura Tabacchi.

La Manifattura, con i suoi 100.000 mq e i suoi 16 edifici, si presenta come una piccola cittadella stretta tra il torrente Mugnone e il Parco delle Cascine.  Costruita negli anni 30’ dai Monopoli di Stato è rimasta attiva fino al 2001 quando ha chiuso definitivamente i battenti. L’opera, un’importante testimonianza dell’archeologia industriale italiana, porta con sé i tratti dell’architettura Razionalista e le tracce del lavoro di Pierluigi Nervi, di Giovanni Bartoli e dello scultore Francesco Coccia.

Il progetto per il futuro della Manifattura, firmato dallo studio olandese Concrete, prevende un intervento estremamente attento all’esistente, di fatto limitando al minimo le demolizioni e valorizzando lo spazio aperto con sistemi di coperture vetrate, nuovi percorsi e piazze interne. Il mix funzionale e la permeabilità del lotto permettono al nuovo complesso di generare nuovo spazio pubblico e di creare scenari sempre diversi ed originali. Il masterplan indica chiaramente la volontà di creare un luogo unico e sempre in fermento, all’interno infatti la manifattura ospiterà studentati, istituti per la formazione, hotel, uffici e residenze ma anche un birrificio, un teatro, giardini e servizi aperti al pubblico.

Perché è un luogo così speciale?

L’architetto Michele De Lucchi, in una sua intervista, ha definito la manifattura una “Earth Station”, termine coniato all’interno del suo studio AMDL, con il quale si identificano una categoria di edifici, di spazi pubblici, di luoghi sociali nei quali si concretizzano queste nuove modalità dello stare insieme, si realizza la tendenza degli spazi contemporanei ad essere spazi di socialità e non solo spazi efficienti secondo l’interpretazione tradizionale. Oggi nessuno penserebbe ad un ufficio come una serie di scrivanie chiuse tra quattro muri, nessuno penserebbe più ad un museo come ad uno spazio dove si appendono quadri e si poggiano statue su piedistalli e nessuno immaginerebbe delle università come una serie di aule; tutti i luoghi in cui ci si aggrega e si svolgono attività pubbliche o di relazione hanno stravolto la loro immagine tradizionale e sfuggono da qualsiasi rigida definizione. È per questo motivo che un museo diventa uno spazio per cenare, per studiare, per lavorare, per fare un aperitivo, per incontrare degli amici e un luogo dello stare. La manifattura non si comporta in maniera differente e potremmo infatti definirla per ciò che non è: non è un ufficio, non è un bar, non è un co-working, non è un laboratorio artigiano, non è uno spazio per le mostre, non è un museo, non è un giardino, eppure è tutte queste cose insieme.

A partire dal 2016, nell’attesa di questa grande manovra immobiliare, la Manifattura ha lanciato diversi progetti ed ha attivato una serie di reti con la città, di fatti ospita residenze d’artista, artigiani, mostre d’arte contemporanea, sale d’incisione, bar, piazze, la scuola Polimoda e persino una Fabbrica dell’aria, un innovativo esperimento condotto dal prof. Stefano Mancuso.

La magia di un luogo come la Manifattura Tabacchi è quello di farti sentire a casa, in un luogo informale, dove sembra che tutti si conoscano da una vita, dove il lavoro degli artigiani e dei creativi sembra alimentare la fornace della fabbrica, perché in fondo è rimasta pur sempre una fabbrica, questa volta, però, una fabbrica di idee, di talenti e di bellezza.

Parlare della Manifattura Tabacchi oggi, vuol dire aprire gli occhi su ciò che ci circonda e per diversi motivi ci lascia indifferenti. Il recupero dei beni abbandonati, inutilizzati o vuoti, rappresenta una sfida con la quale saremo chiamati a confrontarci per forza di cose. Le città non si espandono all’infinito ed è per questo che ad un certo punto si guardano verso l’interno, guardano alle ferite, ai vuoti urbani, ai resti dell’archeologia industriale, ai beni ecclesiastici in disuso, alle strutture ospedaliere non più attive e si chiedono: che cosa farne? Ci sono diverse riposte a questa domanda, ma sicuramente la strada del recupero e del riutilizzo di questi beni, seppur la più impervia, può generare luoghi unici proprio perché sono carichi dei segni della loro storia, poiché diventano condensatori urbani in cui pulsa nuova vita e a loro volta stimolano la città stessa a rinnovarsi.

La Manifattura Tabacchi oggi lancia un segnale di speranza assoluto e diventa il simbolo della città che si rigenera e riparte dalla cultura, un luogo che riemerge dal passato e diventa polo d’eccellenza del contemporaneo.

Antonio Dell’Olio

 

Per approfondire:

www.manifatturatabacchi.com

www.concreteamsterdam.nl/manifattura-tabacchi