Gli amici Daniele Dentico e Adriano Divito ci raccontano il loro viaggio, il loro cammino sulla via Francigena. Con Adriano abbiamo già parlato di questo viaggio straordinario in una delle puntate di Salotto 21 (puoi riguardarla qui).

Il cammino è un percorso che parte quando meno te lo aspetti e non quando compi il primo passo in strada. Ha inizio nel momento in cui in te qualcuno o qualcosa insidia l’idea, il desiderio di impegnarti in questa esperienza. Qualche mese prima della partenza mi fu proposto di intraprendere un percorso fatto di dati, di numeri, di costi, di tempi ben precisi: “1000 km, un mese e mezzo per giungere alla meta, bisogna comprare zaino, scarpe giuste, calzini adatti, kit medico…”.

È stato questo il momento in cui il mio cammino è iniziato. La strada della preparazione al viaggio stesso è il principio. Perché da lì in avanti sei pervaso da domande, dubbi, incertezze alle quali non potevi avere risposta se il cammino fisico non fosse cominciato. Ce la farò? Riuscirò a camminare così tanto? Sarò d’aiuto al mio compagno? Saprò rimanere distante da famiglia e amici, da tecnologia e vita di ogni giorno? Saprò affidarmi? Affidarmi a me stesso, alle mie forze, affidarmi all’altro, non solo al mio compagno ma anche a chi incontro e non so chi sia, affidarmi a Dio? L’atto coraggioso di incamminarti diventa un atto di messa in gioco.

Ogni tuo aspetto viene rivalutato passo dopo passo, tra un piatto di pasta offerto da un ristoratore e un sorriso inaspettato di una vecchietta che ti ferma e ti racconta della tua vita, tra il “Buon cammino!” dell’ospitaliero e il timbro apposto sulla credenziale dal successivo a tarda serata, tra il movimento dei prati di collina toscani e gli spigoli del Passo della Cisa. Non ricorderai i soldi spesi, il tempo “perso” che poteva essere usato per far altro, ma il dolore ai piedi per le vesciche, i pianti, le gioie, i posti, il cibo, le risa con i compagni di viaggio. E quella stessa credenziale è la carta di identità del pellegrino, che diventa “casa comune” di persone che ricorderai perché ti hanno ospitato, sorriso, abbracciato a prescindere da chi sei, cosa pensi, quanti anni hai, da dove vieni e soprattutto dal tuo odore. “Perché il sudore del pellegrino non puzza mai”.

Daniele Dentico